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A sinistra, scheletro del'estremità dell'arto
del cavallo; sono visibili le tre falangi,
l'ultima della quale (in basso) prende il nome
di osso triangolare.A destra, schema dello
scheletro dell'arto anteriore; in giallo, le
falangi; in azzurro, il metacarpo.Copyright
Franzoni-DeMarchis (2003), from
www.atlanteanatcomp.unito.it
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Lo zoccolo del cavallo e delle altre specie del genere Equus
è la falange terminale del III dito di ognuno dei suoi arti,
ed è ricoperto da strutture cornee complesse. Il noto detto
No hoof, no horse (niente zoccolo, niente cavallo) esprime
con efficacia l'importanza cruciale della salute e della
robustezza dello zoccolo per il benessere e l'usabilità del
cavallo stesso.
Sia gli equini selvatici che gli equini inselvatichiti
possiedono zoccoli di straordinaria solidità e salute, che
permettono qualsiasi andatura su qualsiasi tipo di terreno;
è interessante notare che il Mustang nordamericano non è una
razza, ma un insieme di molte razze di cavalli, e quindi la
robustezza potenziale dello zoccolo è un tratto comune a
molte, e forse a tutte, le razze equine domestiche.
Il recente Barefoot movement sostiene che tale robustezza
potenziale può essere recuperata anche nel cavallo
domestico, con appropriate tecniche di pareggio e di
gestione, rendendo così inutile la tradizionale ferratura.
Cenni di anatomia dello zoccolo del cavallo
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A sinistra: Zoccolo sferrato, vista laterale.
Nel dettaglio: corona (1), muraglia (2), punta
(3), quarto (4), tallone (5), glomo (6), piccolo
pastorale o seconda falange (7)
A destra: Zoccolo sferrato, vista dal fondo.
Dettagli: perioplio del tallone (1), glomo (2),
fettone (3), lacuna centrale (4), lacuna
collaterale (5), tallone (6), barra (7), angolo
di inflessione ( 8 ), muraglia pigmentata
(9)(strato esterno), muraglia non pigmentata
(10) (strato interno), linea bianca (11), punta
del fettone (12), suola (13), punta dello
zoccolo (14), guida per la misura della
larghezza (15) (linea azzurra tratteggiata),
quarto (16), guida per la misura della lunghezza
(17) (linea azzurra tratteggiata) |
Lo zoccolo del cavallo è costituito da una serie di
strutture costituite da materiale corneo, di diversa durezza
ed elasticità; ricopre la sottostante struttura scheletrica,
costituita dalla terza falange digitale, chiamata osso
triangolare per la sua forma. In alto, il limite fra cute
coperta di pelo e zoccolo prende il nome di corona, ed ha
una forma circolare inclinata obliquamente verso il basso
dall'avanti all'indietro. Dalla corona, origina la
superficie esterna dello zoccolo, l'unghia vera e propria,
chiamata muraglia; a causa dell'inclinazione della corona,
la muraglia è molto più lunga anteriormente (punta della
muraglia), di lunghezza intermedia nella parte laterale
(quarti della muraglia) e ha la lunghezza minima
nell'estremità postero-laterale (talloni). La muraglia non
avvolge completamente lo zoccolo; i talloni sono infatti
separati da una struttura duro-elastica, di consistenza
analoga alla gomma dura, chiamata fettone. Al di sopra della
corona, in corrispondenza dei talloni e del fettone, lo
zoccolo presenta due bozze leggermente rilevate, ovalari,
chiamate glomi.
Se si solleva lo zoccolo, e se ne esamina la superficie
inferiore, è possibile notare che la muraglia, tutt'attorno,
ne costituisce il margine esterno. Più all'interno, è molto
evidente la forma del fettone, triangolare, con la punta
rivolta in avanti; al margine del fettone si osservano due
fessure, di profondità crescente dall'avanti all'indietro,
chiamate lacune collaterali. Si noti anche che la muraglia,
in corrispondenza dei talloni, si ripiega bruscamente
all'interno e continua al di sotto dello zoccolo,
delimitando la faccia esterna delle lacune collaterali e
spingendosi per vari centimetri in avanti, parallelamente al
fettone; queste ripiegature prendono il nome di barre. Lo
spazio compreso fra la muraglia esterna e le strutture
centrali (barre, lacune collaterali, fettone) è riempito di
materiale corneo di consistenza variabile, chiamata suola.
Si noti infine che, tutt'attorno alla corona, la muraglia è
coperta, per un paio di centimetri, da un sottile strato di
materiale corneo opaco, che verso il basso sparisce
rivelando la superficie liscia e lucida della muraglia. Si
tratta del perioplio. Nella parte posteriore dello zoccolo,
il perioplio è più spesso, assume una consistenza gommosa
analoga a quella del fettone, ricopre buona parte della
superficie esterna dei talloni e si fonde con la parte
posteriore del fettone.
Caratteristiche meccaniche e funzioni delle varie parti
della superficie dello zoccolo
La muraglia
La muraglia va immaginata come una robusta "armatura" che
riveste e protegge le strutture interne sensibili dello
zoccolo, analogamente all'esoscheletro chitinoso degli
insetti, e come quello svolge anche una funzione di supporto
del peso e di dissipazione delle forze statiche e dinamiche.
La sua consistenza è tenace ed elastica, abbastanza simile a
quella di una lastra di teflon; lo spessore varia da circa 6
a circa 12 mm. Ad un esame più attento, risulta costituita
da tre strati sovrapposti: dall'esterno all'interno, lo
strato pigmentato, lo strato non pigmentato e la linea
bianca.
Lo strato pigmentato viene prodotto in corrispondenza della
corona, e il suo colore corrisponde al colore del pelo
immediatamente adiacente alla corona stessa; se il pelo
della corona presenta macchie, ognuna delle macchie si
trasforma, nella muraglia, in una striscia pigmentata
parallela, che si estende verso il basso evidenziando la
direzione della crescita della muraglia (zoccolo striato).
Ha prevalentemente una funzione di protezione, e le sue
caratteristiche meccaniche la rendono inadatto a svolgere
una funzione di supporto del peso; nel punto in cui tocca il
suolo, tende a scheggiarsi e a slabbrarsi.
Lo strato non pigmentato non viene prodotto dalla corona, ma
dal corion, ossia dallo strato vivo di tessuto sottostante
alla muraglia; strati successivi di materiale corneo vengono
pertanto aggiunti alla muraglia, man mano che questa,
crescendo, si sposta verso il terreno. Lo spessore dello
strato non pigmentato quindi cresce progressivamente
dall'alto al basso, ed alla fine raggiunge i 2/3 circa dello
spessore totale della muraglia. Dotato di ottime
caratteristiche meccaniche, è deputato alla funzione di
supporto e resiste molto bene al contatto con il suolo.
La linea bianca è lo strato più interno, di consistenza più
tenera e di struttura fibrosa; ha un colorito giallastro ed
emerge sulla superficie inferiore dello zoccolo come un
sottile confine fra la muraglia e la suola. La linea bianca
rappresenta il punto di congiunzione fra la muraglia e le
strutture interne sensibili dello zoccolo; ogni alterazione
visibile della linea bianca indica una alterazione delle
delicate, ed importantissime connessioni che "legano" la
muraglia ai tessuti ed allo scheletro sottostante, e
un'analoga alterazione del corion. A causa della sua
consistenza piuttosto ridotta, va incontro ad una rapida
usura nel punto di affioramento, e si riconosce, in realtà,
come un sottile solco fra muraglia e suola, spesso
contenente terra o granelli di sabbia.
I tre strati della muraglia sono fusi in un'unica massa e
crescono insieme verso il basso. Se la naturale usura non li
consuma regolarmente, con il tempo finiscono per sporgere
dal piano della suola di molti millimetri o anche - in caso
di trascuratezza del proprietario - di molti centimetri.
La muraglia costituisce il punto d'appoggio del ferro, e i
chiodi vengono applicati obliquamente, entrando dalla linea
bianca e attraversando verso l'esterno i vari strati, per
emergere dallo strato pigmentato a 15-20 mm dal margine
inferiore dello zoccolo.
Il fettone
Il fettone è una struttura triangolare, con la punta in
avanti, esteso a circa 2/3 della lunghezza della suola, a
partire dall'estremità posteriore della suola. Il suo
spessore cresce regolarmente dall'avanti all'indietro, e
posteriormente sfuma nel perioplio dei talloni.
Centralmente, presenta una fessura, chiamata lacuna
centrale, che si estende posteriormente verso l'alto,
separando in parte i glomi.
Ha un colore nerastro, e una particolare consistenza
gommosa, indizio della sua funzione di "ammortizzatore
elastico" e di "punto di presa" su superfici dure e
potenzialmente scivolose. Cresce verso il basso, e nel
cavallo stabulato si consuma per fenomeni di degradazione
batterica, più che per vera e propria usura. Nel cavallo
domestico la sua superficie inferiore appare quindi spesso
sfrangiata, molle ed irregolare.
La suola
La suola, in genere bianco-giallastra, meno frequentemente
debolmente pigmentata, riempie tutto lo spazio all'interno
del margine inferiore della muraglia. In profondità, la
suola è costituita da un materiale traslucido, ceroso,
chiamato "suola viva" o "suola buona". In superficie, la
suola assume consistenza variabile in funzione della
presenza o dell'assenza del contatto con il suolo e dal
movimento. Se il contatto manca (per eccessiva lunghezza
delle muraglie, presenza del ferro o scarso movimento) la
superficie della suola assume un aspetto farinoso e
friabile, facilmente asportabile grattandola leggermente; se
invece il contatto è presente, e il movimento adeguato, la
suola si compatta in un materiale molto duro, liscio, lucido
(callo della suola), di consistenza poco inferiore a quello
della muraglia, con un fenomeno sostanzialmente analogo alla
formazione della callosità delle piante dei piedi scalzi e
delle zone più stimolate del palmo delle mani nell'uomo.
Le barre
Originano dalla muraglia dei talloni, con un brusco angolo
all'interno e in avanti chiamato angolo di inflessione, e
decorrono parallelamente al margine posteriore del fettone
delimitando esternamente la lacuna collaterale. Hanno una
struttura in tre strati, analoga a quella della muraglia
esterna, e un'analoga consistenza. Normalmente pressoché
verticali, in caso di crescita eccessiva tendono a ripegarsi
verso l'esterno, adagiandosi sulla superficie della suola e
talora venendone apparentemente inglobate.
Le strutture interne
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A sinistra: Sezione sagittale di uno zoccolo
naturale, non ferrato. Rosa: tessuti molli;
grigio chiaro: ossa (falangi e navicolare);
azzurro: tendini; rosso: corion vivo; giallo:
cuscinetto plantare; grigio scuro: fettone;
arancio: suola; marrone: muraglia)
A destra: Impronte di zoccoli sferrati sulla
neve. A sinistra, l'anteriore, più rotondo.
Notare l'ampio contatto delle strutture dello
zoccolo con il suolo. |
La terza falange (osso triangolare), completamente coperta
dallo zoccolo, ha una forma semilunare, concava in basso; la
superficie esterna corrisponde alla parte anteriore della
muraglia. Fra il triangolare e la muraglia, il corion vivo,
il "letto ungueale" che costituisce la parte viva della
muraglia ed è formato dalle "lamine", strutture
dermoepidermiche riccamente vascolarizzate che, fra l'altro,
permettono la stretta connessione fra triangolare e
muraglia. . Nella parte posteriore dello zoccolo, fra i
talloni, il fettone e le strutture più profonde è interposto
il cuscinetto plantare, costituito da tessuto fibroadiposo
nel puledro, destinato a trasformarsi in robusto tessuto
fibrocartilagineo nel cavallo adulto sano. Più in
profondità, il tendine flessore profondo, che si connette al
triangolare dopo aver superato l'osso navicolare, che funge
da "puleggia".
Il meccanismo dello zoccolo
Lo zoccolo non è una struttura rigida, ma elastica e
flessibile; la deformazione fisiologica dello zoccolo
caricato dal peso prende il nome di elaterio.
Per comprendere come tale movimento avviene, è necessario
notare che la superficie inferiore dello zoccolo non è
piana, ma è incavata a coppa; l'incavo, di profondità
variabile attorno a 1-1,5 cm, raggiunge la massima
profondità in corrispondenza dell'apice del fettone. Oltre
che essete incavato, lo zoccolo di conformazione naturale ha
il margine inferiore ed esterno, costituito dalla muraglia,
arcuato dall'avanti all'indietro; appoggiato al suolo senza
carico, lo tocca solo in corripondenza della punta e dei
talloni, e ne resta sollevato nella zona centrale.
I punti di contatto dello zoccolo su una superficie dura e
liscia, senza carico, prendono il nome di punti di contatto
attivo. Poiché la suola reagisce al contatto con il suolo
trasformandosi in "callo", ossia diventando più dura, i
punti di contatto attivo in corrispondenza della punta non
sono visibili come aree di maggiore usura, ma piuttosto come
punti leggermente sporgenti della superficie.
Sotto carico, lo zoccolo si deforma in modo complesso.
L'arco plantare si appiattisce, la concavità plantare si
riduce, e i talloni si allontanano uno dall'altro. Il
diametro dello zoccolo aumenta; lo zoccolo assume la sua
configurazione dilatata. Al suo interno, l'osso triangolare
si abbassa leggermente spostandosi rispetto alla muraglia.
Da notare anche che la deformazione sotto carico causa una
depressione all'interno dello zoccolo, subito compensata da
un afflusso sanguigno (fase di diastole).
Quando il carico cessa, lo zoccolo riassume elasticamente la
sua forma contratta, la pressione al suo interno aumenta e
ne consegue l'efflusso del sangue (fase di sistole).
Queste deformazioni si ripetono ad ogni passo, e, durante il
movimento, sono rese più complesse dal fatto che il punto di
massimo carico varia durante l'avanzamento del passo.
Infatti, si trova a livello del tallone nel momento
dell'atterraggio dello zoccolo sul suolo, per portarsi poi
in avanti e concentrarsi sulla punta, nel momento della
massima spinta in avanti, e immediatamente prima dello
stacco (breakover) dal suolo.
Durante la fase di carico, molte aree dello zoccolo toccano
il suolo (aree contatto "passivo"). Nel caso frequente che
il suolo non sia liscio e rigido, ma deformabile o
irregolare, il contatto passivo avviene in qualsiasi punto
della superficie inferiore (muraglia, suola, barre,
fettone), con la sola eccezione delle parti più profonde
delle lacune collaterali.
Il meccanismo dello zoccolo favorisce la circolazione
sanguigna all'interno dello zoccolo stesso ed inoltre
contribuisce all'efficienza della circolazione generale,
incremendando il ritorno venoso al cuore con conseguente
aumento della gittata cardiaca. |